La Commissione europea ha accusato formalmente BMW, Volkswagen e Daimler di collusione allo scopo di impedire il lancio della tecnologia che limita le emissioni. Queste società, le cui marche automobilistiche comprendono Mercedes, Audi, Volkswagen, Porsche e BMW, avrebbero limitato e ritardato l’uso della tecnologia che avrebbe ridotto le emissioni di auto diesel e benzina. La comunicazione degli addebiti rilasciata oggi arriva un anno e mezzo dopo che le autorità dell’UE hanno perquisito per la prima volta gli uffici delle tre società sulle segnalazioni di possibili collusioni.

All’inizio di quell’anno, Der Spiegel sosteneva che le case automobilistiche tedesche si incontrarono in gruppi di lavoro segreti risalenti agli anni ’90, per tentare di colludere sulle tecnologie per la riduzione delle emissioni di gasolio. L’anno scorso, la commissione ha annunciato l’ apertura di un’indagine approfondita. Rispetto a queste relazioni iniziali, la dichiarazione della Commissione europea afferma che la collusione è avvenuta in un periodo molto più breve. Secondo l’accusa le tre società tedesche avrebbero colluso tra il 2006 e il 2014 per limitare l’uso di “Adblue” nei loro sistemi di riduzione catalitica selettiva (SCR) per le auto Diesel. Secondo la Commissione Europa i 3 gruppi tra il 2009 e il 2014 avrebbero cospirato per ritardare o addirittura evitare di rilasciare “otto” filtri antiparticolato (OPF) che riducono le emissioni di benzina.

Il commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager, ha affermato che, mentre è consentita la collaborazione per migliorare i prodotti, “le regole di concorrenza dell’UE non consentono alle aziende di colludere per non migliorare i loro prodotti e non competere sulla qualità”. Con questa dichiarazione BMW, Volkswagen e Daimler avranno la possibilità di rivedere le conclusioni della Commissione europea e rispondere ad esse prima che l’autorità giunga a una decisione finale. Oltre a costringere le aziende a porre fine alle pratiche anticoncorrenziali, la Commissione potrebbe anche multarle fino al 10% del proprio fatturato annuale, che potrebbe ammontare a miliardi di dollari di ammende.