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Crisi dei chip, Governo italiano preoccupato: i piani

La crisi dei chip lascia ben poco sereno il Governo. In commissione Attività produttive della Camera, sono stati illustrati i piani futuri.

Auto elettrica

Mentre infervora la crisi dei chip, che sta mettendo l’intero settore dei motori in ginocchio, anche le autorità italiane hanno il dovere di entrare in campo ed esprimersi con chiarezza sugli interventi da adottare per far fronte alle criticità. Il tema è stato al centro dell’interrogazione a risposta immediata tenutasi nel pomeriggio di ieri, mercoledì 27 ottobre 2021, in commissione Attività produttive della Camera, con Alessandra Todde, viceministra allo Sviluppo Economico, che ha accolto la richiesta di delucidazioni, presentata a prima firma dal pentastellato Luca Sut, e letta dal collega del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Chiazzese.  

Crisi dei chip: la vulnerabilità del processo produttivo

Ai microfoni Todde ha chiarito come negli ultimi anni a questa parte sia emersa la vulnerabilità del processo produttivo, nell’ambito dell’approvvigionamento delle materie prime, specialmente nel comparto delle quattro ruote. Altrettanto chiaramente la situazione colpisce ogni industria europea e perciò impone soluzioni a livello sovranazionale. Di conseguenza, il Governo si è mosso con l’intento di favorire una linea politica comune ed efficace.

Per ascoltare il grido d’aiuto della filiera dei motori, ha proseguito la viceministra, le istituzioni comunitarie hanno aggiornato la strategia industriale dell’Unione Europea, individuando i prodotti per i quali soffre di una dipendenza dai Paesi terzi, tra cui, appunto, figurano i semiconduttori. Il sentiero battuto da Bruxelles consta nel creare una catena del valore europea e rendere gli approvvigionamenti più resilienti e sicuri alle variabili del commercio internazionale. A tal proposito, verso la metà del mese scorso, il presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha annunciato il varo di un Microchips Act.

Un ulteriore strumento di importanza cruciale per mettere a segno tale catena europea sono gli Ipcei (Important projects of common european interest). Tra i diversi progetti sostenuti, ci sono quelli inerenti alla ricerca, allo sviluppo e alla innovazione in vari settori, con il proposito di sviluppare tecnologie e componenti microelettroniche valide da trasferire in industria, tra cui quella dell’automotive.

Uno stanziamento da oltre 700 milioni di euro

Proprio per via di tale iniziativa, la filiera nazionale dell’elettronica – ha spiegato Todde – ha avuto modo di godere di uno stanziamento da oltre 700 milioni di euro, i cui progetti sono stati avallati dalla Commissione europea e sono in via di realizzazione. Ma il ministero dello Sviluppo Economico è al momento alle prese con un secondo Ipcei sulla microelettronica, atto a rafforzare lo sviluppo, sulla scena italiana ed europea, di nuovi prodotti e tecnologie altamente innovativi nell’area, quali, ad esempio, i microchip di ultima generazione.

Todde ha terminato il proprio intervento rammentando che, nel 2021, l’esecutivo ha stanziato più di un miliardo di euro per promuovere l’acquisto di mezzi a basse emissioni, estendendo al 30 giugno 2022 la scadenza entro cui concludere le prenotazioni dei contributi compiuti nel semestre in corso.

La risposta ha soddisfatto Luca Sat, che però ha rimarcato come l’industria italiana sia parecchio indietro non solamente nello sviluppo dei chip, ma pure delle batterie. Ad avviso del deputato 5S, la penisola avrebbe il compito di dar vita a imprese in grado di recuperare e riciclare le materie usate negli accumulatori per costruirne di ulteriori, sicché sono essenziali nella transizione ecologica, a maggior ragione nell’automotive.

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