ShareNow

ShareNow, il servizio di car sharing proposto da Daimler e BMW nato nel 2019 in seguito alla fusione di Car2Go e DriveNow, non potrà essere più utilizzato a New York, Seattle e Washington negli Stati Uniti, a Montreal e Vancouver in Canada e Bruxelles, Firenze e Londra in Europa dal 29 febbraio 2020.

Tale notizia è stata confermata nelle scorse ore dalla stessa società tedesca. L’uscita da questi paesi si aggiunge a quanto fatto precedentemente a Chicago e San Diego.

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ShareNow, il servizio non sarà più disponibile a Firenze, Londra e Bruxelles

ShareNow: il servizio di car sharing non sarà più operativo dal 29 febbraio

In particolare, i dirigenti di ShareNow hanno spiegato che lo stop del servizio di car sharing in Nord America è stato attuato in seguito ai crescenti costi operativi e dal variegato scenario della mobilità urbana.

Nelle tre città europee, invece, il servizio offerto dalla joint-venture di BMW e Daimler è stato stoppato perché il business non garantisce i profitti sperati.Fortunatamente, ShareNow continuerà a funzionare nelle restanti 18 città dell’Unione Europea, incluse Roma, Milano e Torino.

La mossa attuata dal servizio di car sharing dimostra che esistono delle difficoltà reali in questo settore. Le società si trovano ad affrontare dei costi operativi abbastanza alti. Questo perché, oltre ai costi fissi, alla manutenzione delle auto messe a disposizione per il car sharing e al noleggio, aziende come ShareNow devono versare delle apposite somme anche ai comuni per il parcheggio in strada dei veicoli.

Tutte queste spese, sommate tra loro, influiscono parecchio sui guadagni che al momento non sono ancora soddisfacenti. Resta comunque in vigore il piano annunciato questa settimana dalla stessa società che prevede il raddoppio della flotta a Parigi, aggiungendo 400 Smart EQ ForTwo ed EQ ForFour.

In merito all’uscita da USA e Canada, l’azienda ha dichiarato: “Questa decisione è stata presa sulla base di due realtà estremamente complicate. Il primo è lo stato instabile del panorama della mobilità globale e il secondo sono le crescenti complessità infrastrutturali che il trasporto nordamericano deve affrontare oggi e i costi associati necessari per sostenere le operazioni. Anche se speravamo di poter arrivare a una soluzione, specialmente in questi ultimi mesi, non siamo in grado di impegnarci al livello di investimenti, necessari per rendere il mercato nordamericano di successo sia nel breve che nel lungo termine”.