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Smart e quella volta in cui entrò quasi in F1

C’è stato un tempo in cui la smart sfiorò l’approdo in Formula 1. L’affare non andò in porto solo nelle battute conclusive.

smart

Da tanti, tanti anni, smart è sinonimo della guida in città, la quintessenza per un pubblico giovane o comunque dal forte animo urban. La decisione del gruppo Daimler – a cui fa rapporto – di comporre la gamma con veicoli esclusivamente elettrici pare assicurarle un futuro lungo e radioso davanti a sé. Difatti, si è deciso di convertire il brand in un produttore di soli EV, abbandonando i motori a combustione interna. Una decisione radicale, assolutamente in linea con l’esigenza dei costruttori di aderire alle normative comunitarie via via sempre più stringenti, in quanto ai limiti sulle emissioni di anidride carbonica.

Inoltre, è noto che presto alla line-up si unirà il primo suv, mostrato sotto forma di concept in anteprima durante la prima edizione del Salone di Monaco. Una strategia altrettanto sorprendente, visto lo stile con cui smart si è fin dalle origini saputo far riconoscere. Le escursioni fuori porta, le gite avventurose sui sentieri off-road esulavano dagli obiettivi del marchio. Con il tempo questa ferma presa di posizione ha finito per affievolirsi e il prototipo svelato ai visitatori della kermesse bavarese ha sancito l’ennesima scommessa.

La smart in Formula 1? Quando l’arrivo pareva possibile

Jordan Grand Prix

Eppure, anche se magari ritenete di sapere tutto sul conto della smart, forse vi sfugge un curioso aneddoto, inerente al passato: c’è stata una fase dove sembrava sul punto di approdare in Formula 1. Sì, la competizione regina del motorsport era stata messa nel mirino e per un nonnulla l’operazione non andò in porto.  

Tra la smart e la F1 si mise in mezzo il proverbiale terzo incomodo, costituito da Ford. Se gli americani non avessero mandato a monte la trattativa, lo sbarco avrebbe davvero potuto avere luogo. E chissà quante importanti pagine la Casa automobilistica tedesca avrebbe scritto…

Il divorzio tra Honda e Jorda Grand Prix

In un filmato girato da The Race abbiamo avuto occasione di scoprire l’intera storia della smart in maniera parecchio minuziosa. Il via fu decretato in conseguenza alla relazione con Honda. Dopo aver risolto il contratto che, a inizio millennio, li teneva legati alla Jordan Grand Prix, i giapponesi lasciarono il team di Eddie Jordan privo di un motore.

Quest’ultimo scelse di ricorrere ai propulsori Ford in quanto soluzione nel breve periodo. In seguito, contattò Mercedes per intavolare dei negoziati. Gli uomini di Stoccarda, già presenti in F1 quali fornitori di power unit per la McLaren, fremevano all’idea di lanciare il loro nuovo marchio. Ebbero così avvio i dialoghi in ottica dell’eventuale approdo dei motori smart sulle monoposto Jordan del 2004.

F1-smart: la fumata nera

Tuttavia, Ford si mise di traverso e negò la fumata bianca, poiché il contratto siglato con Jordan costringeva quest’ultima ad adottare ancora i suoi powertrain.

L’Ovale Blu abbandonò la Formula 1 solo un anno più tardi. A quel punto, Jordan strinse un patto con Toyota. Peccato che non disponeva dei requisiti necessari per dare del filo da torcere alle scuderie rivali. Ciò finché nel 2005 Eddie Jordan non acconsentì alla vendita del suo “giocattolo” a Midland Group per 60 milioni di dollari.

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